Non abbiate pietà per me…





(Dal web)

SOLO NEGLI ULTIMI ISTANTI DELLA MIA NON FORTUNATA VITA
QUANDO ORMAI I MIEI OCCHI OPACHI PIU’ NON VEDEVANO,
QUANDO IL DOLORE DELLE FERITE E DELLE PIAGHE AVEVA ORMAI
ABBANDONATO CIO’ CHE RESTAVA DEL MIO CORPO
SOLO ALLORA HO PERCEPITO PER LA PRIMA VOLTA UNA SENSAZIONE
DI AFFETTO E DI AMORE,
SOLO ALLORA HO PERCEPITO LA DOLCEZZA DI GENTILI CAREZZE
E CON UN PROFONDO SOSPIRO…..  ….
NON ABBIATE PIETA’ PER ME
ABBIATE PIETA’ PER VOI.
VOI CHE MENTRE MI TRASCINAVO NELLA DISPERATA RICERCA DI CIBO E DI ACQUA
FUORI DALLE VOSTRE CASE, FUORI DAI BEI GIARDINI,
VOI CHE MI GUARDAVATE CON INDIFFERENZA
CON DISPREZZO..
VOI CHE INDIFFERENTI ALLE MIE SOFFERENZE MI AVETE TIRATO SASSI
AFFINCHE’ ME NE ANDASSI
VOI CHE QUANDO LE FORZE POI MI HANNO ABBANDONATO
E MI SONO RINCATTUCCIATO ADDOSSATO AL MURO DI UNA CASA
SOTTO IL SOLE COCENTE,
FORSE IN UN INVOLONTARIO, ULTIMO, MUTO APPELLO DI AIUTO..
MI AVETE GUARDATO INDIFFERENTI E SIETE PASSATI OLTRE
NON ABBIATE PIETA’ PER ME
ABBIATE PIETA’ PER VOI.



Come ti senti ?
Non ci pensi piu’?
Non ti domandi che fine possa avere fatto?
Non puoi essere riuscito ad abbandonarlo cosi’, senza un pensiero, senza un rimorso.
Non puoi avere dimenticato.
Che ti ha fatto per meritarsi un simile destino?
C’era quando lo cercavi, non si e’ mai ribellato alle tue percosse,
accettava le tue ire perche’ ti amava
Siete stati insieme solo un po’ di tempo.
Per te la faccenda stava diventando troppo ingombrante.
Dovevi pensarci prima.
Lui e’ cresciuto.
Tu volevi andare in vacanza.
Tu volevi la tua liberta’.
Qualsiasi cosa sia cambiata, qualsiasi cosa tu abbia pensato, qualsiasi motivo tu abbia potuto avere non bastera’ mai.
Ma come hai fatto?
Semplice. Rapido. Un gesto veloce. Come se niente fosse.
Lo hai fatto salire come al solito. Per precauzione pero’ hai cambiato strada, sei andato piu’ lontano, per essere sicuro che lui non sarebbe riuscito a tornare a casa.
Lo hai forse legato a un palo?
O lo hai buttato dall’auto ancora in corsa? Lo hai portato al canile?
E una volta tornato a casa avrai fatto finta di averlo perso.
Avrai finto di essere dispiaciuto.
Se si e’ salvato Lui certo non dira’ nulla.
Comunque nessuno ti fara’ mai quello che tu hai fatto a lui.
La situazione avrebbe potuto essere perlomeno imbarazzante….
sai no…. spiegare…. e poi lo sai come li chiamano quelli come te…. lo sai vero?…. te lo ricordi….
Forse pero’ dentro di te, da qualche parte, ogni tanto, ci pensi.
Pensi alla carezza, l’ultima carezza che gli hai dato con finta indifferenza, sapendo che non lo avresti mai piu’ toccato.
Oppure risenti le sue urla di dolore e di disperazione che ti sono rimaste nelle orecchie quando lo hai buttato dall’auto, magari dopo avergli spezzato le zampe.
E non puoi sfuggire perche’ lo rivedi sempre. Lo rivedi in tutti i cani che incroci. Nello sguardo degli altri cani. Loro ti guardano e sentono quello che c’e’ dentro di te.
Non hai scampo, non troverai mai una giustificazione, non esiste una scusa abbastanza buona.

Quindi, non avrai perdono. Ricorda….non avrai MAI perdono!

(Dal Web)

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bisognerebbe esser cane…..

“Non basta aver avuto un cane
Non basta aver letto libri sui cani
Non basta aver parlato con chi dice di conoscere i cani
Non basta

Bisognerebbe essere cane per poter dire cosa si prova ad essere cane.
Bisognerebbe essere cane per capire cosa si prova quando il nostro padrone ci chiede di dare la zampa all’amico per dimostrare quanto ci ha addestrati per bene.
Bisognerebbe essere cane per capire cosa si prova a vivere legati ad una catena di un metro solo perché il nostro padrone non è amante dei cani.
Bisognerebbe essere cane per provare terrore e sgomento quando quel vigliacco del tuo padrone ti abbandona in una strada sconosciuta e lontano da casa.
Bisognerebbe essere cane per sapere che non ti viene neppure da piangere, pensi solo che non è possibile, tornerà di certo, tu in fondo gli hai sempre voluto bene. Bisognerebbe essere cane per capire cosa si prova ad aver paura della vivisezione.

NO……se mi rendo conto di cosa significa vivisezione, non sono cane, sono maledettamente umano, un umano appartenente ad una società evoluta ed intelligente, tanto intelligente che non si chiede cosa prova un cane solo perché fortunatamente non riesce ad esserlo.

Bisognerebbe esser cane…..per capire cosa vuol dire amare davvero!”

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TI SCRIVO UOMO

“Ti scrivo uomo, per ricordarti che molti di noi
vagano assetati ed affamati
con le zampe sanguinanti per il troppo cammino
che fanno alla ricerca di chi
li ha abbandonati.
Finché una macchina non li falcia
o qualche mano crudele non li cattura
Ti siamo amici da millenni.
Pronti a guidarti se i tuoi occhi non vedono.
A scavarti nella neve o nelle macerie se rimani sepolto.
A lottare ed a morire al posto del collega poliziotto
nella lotta contro la violenza.
A difendere la tua casa e le tue cose.
Capace di sciogliere i sentimenti
se il tuo cuore cade nell’aridità’.
A colmare il vuoto della tua solitudine
ed a morire di dolore sulla tua tomba.
Fermati un attimo,uomo,
a riflettere sul male che fai anche a te stesso
attraverso il male che fai agli altri
e cerca di ravvederti,
prima che sia troppo tardi per tutti.
Se lo vorrai ci riuscirai.

Parola di cane”

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LETTERA DI UN CANE AL SUO PADRONE!

Quando ero una cucciola, ti ho divertito con le mie buffonate e ti ho fatto ridere.
Mi chiamavi la tua bambina e nonostante un certo numero di scarpe rosicchiate ed un paio di guanciali squartati e sparpagliati ovunque, sono diventata la tua migliore amica.
Ogni qualvolta facevo la “discola “, mi agitavi il dito davanti al naso e mi chiedevi “Come hai potuto?”, ma poi cedevi e mi rotolavi sulla pancia per una grattatina.
La mia educazione casalinga fu un po’ piu’ lunga di quel che pensavi, perché eri molto indaffarato, ma ci abbiamo lavorato insieme.
Ricordo le notti in cui mi ranicchiavo vicino a te nel letto ed ascoltavo le tue confidenze ed i tuoi sogni segreti e credevo che la vita non sarebbe potuta essere più perfetta.
Andavamo a fare, lunghe camminate e corse nel parco, giri in macchina, fermate per il gelato (per me solo il cono perché “il gelato fa male ai cani”, dicevi), ed io mi facevo lunghi pisolini al sole, aspettando che tornassi a casa alla fine della giornata.
Impercettibilmente, hai iniziato a trascorrere più tempo al lavoro, a pensare alla tua carriera ed a dedicare più tempo alla ricerca di una compagna umana.
Ti ho aspettato con pazienza, consolandoti comunque nei dolori e nelle delusioni, non ti ho mai rimproverato per le decisioni sbagliate e ho salutato con gioia ogni tuo ritorno a casa, anche quando ti sei innamorato.
Lei, che ora è tua moglie, non è “persona da cani”, ma le ho dato comunque il benvenuto nella nostra famiglia, provando a dimostrarle affetto e obbedendole…
Ero felice, perché tu eri felice.
Quando sono arrivati i bambini, ho condiviso la vostra agitazione. Sono stata affascinata dal loro aspetto roseo, dal loro odore e avrei voluto far loro da madre.
Solo voi due potevate temere che potessi far loro del male, ma ho passato la maggior parte del tempo in un’altra stanza, o in gabbia.
Oh, come avrei voluto amarli, ma sono divenuta una “prigioniera dell’amore”.
Quando hanno iniziato a crescere, sono diventata la loro amica. Si aggrappavano al mio pelo e si trascinavano sulle loro tremolanti gambette, mi cacciavano le dita negli occhi, esploravano le mie orecchie e mi baciavano sul naso.
Di loro, adoravo tutto e le loro carezze – perché le tue carezze erano ormai diventate così rare – ed io li avrei difesi fino alla morte, se fosse stato necessario.
Avrei voluto sgusciare dentro i loro letti ed ascoltare le loro ansie ed i loro sogni segreti, ed insieme avremmo aspettato di sentire arrivare il rumore della tua auto.
C’era un tempo in cui, quando qualcuno ti chiedeva se avessi un cane, tu tiravi fuori la mia foto dal portafoglio e iniziavi a raccontare di me.
In questi ultimi anni, hai risposto solo “sì” e hai cambiato discorso.
Sono passata dall’essere il “tuo cane” a “solo un cane”, e tu a lamentarti per ogni spesa affrontata per me.
Ora, hai l’opportunità di fare una nuova carriera in un’altra città, e tu e loro vi trasferirete in un appartamento dove gli animali non sono ammessi.
Tu hai preso la giusta decisione per la tua” famiglia”, ma c’era un tempo in cui ero io la tua sola famiglia.
Ero eccitata all’idea del viaggio in auto, fino a quando siamo arrivati al rifugio per animali. Odorava di cani e di gatti, di paura, di disperazione.
Hai compilato le carte e hai detto “So che troverete una buona casa per lei”. Loro hanno fatto spallucce e ti hanno guardato con sguardo afflitto.
Conoscono la realtà che riguarda un cane di mezza età, sia pure con le “carte”.
Hai dovuto staccare le dita di tuo figlio dal mio collare mentre lui gridava “No, babbo! Per favore, non lasciare che prendano il mio cane!” Ed ero preoccupata per lui e di che lezione gli stavi giusto impartendo su amicizia e lealtà, su amore e responsabilità, e sul rispetto per ogni vita.
Mi hai dato una pacca di addio sulla testa, evitando i miei occhi, e ti sei cortesemente rifiutato di portare con te il mio collare ed il mio guinzaglio. Avevi una scadenza da rispettare, ed ora anch’io ne ho una che mi attende.
Dopo la tua partenza, le due gentili signore dissero che certamente tu lo sapevi da mesi di questo trasloco e ciò nonostante non hai fatto alcun tentativo di trovarmi una buona casa.
Scossero la testa e mi chiesero “Come hai potuto?”.
Qui al canile, con noi sono premurosi, tanto quanto lo permettono i loro impegni.
Naturalmente, ci danno da mangiare, ma io già da giorni ho perso l’appetito. All’inizio, ogni qualvolta qualcuno passava davanti al mio recinto, correvo al cancello, sperando che fossi tu, – che avessi cambiato idea – che questo fosse tutto un brutto sogno…o almeno speravo che fosse qualcuno che si interessasse a me, qualcuno che avrebbe potuto salvarmi.
Quando capii che non avrei potuto competere con lo zampettare di un cucciolo allegro, inconscio del suo destino, mi ritirai nell’angolo più lontano ed aspettai.
Sentii i suoi passi che venivano per me alla fine della giornata, e li seguii silenziosamente lungo il corridoio, fino ad una stanza isolata. Una stanza magnificamente tranquilla.
Lei mi piazzò sul tavolo e mi strofinò le orecchie e mi disse di non preoccuparmi. Il mio cuore martellava nell’ attesa di ciò che stava per succedere, ma c’era anche un senso di sollievo. La prigioniera dell’amore ha esaurito i suoi giorni.
Come è mia natura, ero più preoccupata per lei. Il fardello che sopporta la opprime profondamente, e lo so, così come conoscevo ogni tuo umore.
Gentilmente mi ha messo un laccio emostatico su una delle mie zampe anteriori, mentre una lacrima le scendeva lungo una guancia. Le leccai la mano così come facevo con te per consolarti tanti anni fa. Senza farmi male mi infilò l’ago ipodermico in vena.
Come sentii la puntura ed il freddo liquido scorrere nel mio corpo, mi lasciai andare sonnolenta, la guardai nei suoi occhi buoni e mormorai “Come hai potuto?”.
Forse perché non capì bene il mio linguaggio canino, mi rispose
“Sono così dispiaciuta”. Mi abbracciò ed in fretta mi spiegò che era il suo lavoro essere sicura che io andassi in un posto migliore, dove non sarei stata ignorata, o maltrattata o abbandonata, o dove non avrei dovuto arrangiarmi da sola – un posto di amore e di luce, così diverso da questo luogo terreno. E con le mie ultime energie, cercai di spiegarle con un colpo di coda che il mio “Come hai potuto?” non era rivolto a lei.
Era per te, Mio Amato Padrone, era a te che stavo pensando…
Penserò sempre a te e ti aspetterò per sempre. Che tutti, nella tua vita, possano continuare a mostrarti così tanta lealtà.

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Non abbiate pietà per me…ultima modifica: 2009-10-11T17:01:00+02:00da dontoria
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